Streetview: Google sotto accusa per violazione della privacy

Giuro, non lo faccio apposta. Non ce l’ho con Google (diciamo non più di quanto ce l’abbia con tutte le altre multinazionali) ma eccomi qui a scrivere l’ennesima storia che riguarda big G e una qualche pratica di appropriazione indebita di dati sensibili. Questa volta sul banco degli imputati ci sarebbe il celeberrimo servizio “Google Streetview”, collegato all’applicazione “Google Earth” (e “Google Maps”).

Cosa è successo?

Beh, per farla breve, pare che le vetture incaricate di girare il mondo scattando foto paesaggistiche, prelevassero qualcosina in più rispetto alle semplici immagini. Secondo quanto segnalato dal garante della privacy italiano (ma anche da istituzioni analoghe di quasi tutti i paesi dell’Unione Europea e di molti stati USA) le Google-mobiles avrebbero “intercettato” segnali provenienti da alcune reti informatiche incontrate lungo il tragitto, salvando “per errore” dati sensibili ( tra i quali – pare – password, codici bancari, stralci di E-Mail, referti medici..ecc..).

L’azienda si è detta disponibile a rivelare la natura di questi dati e, ancora più importante, a cancellarli dai propri database. C’è, ovviamente, chi sostiene che non si sia affatto trattato di un errore, ma di un’operazione volontaria da parte di un’azienda che, va detto, è già stata oggetto di discussioni riguardanti la privacy (ultima delle quali riguardante l’applicazione “Google Buzz”).

Davvero difficile stabilire la volontarietà di questa azione di data mining globale, ma di sicuro la cosa non va a beneficio di Google e del suo motto “don’t be evil”…

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