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E qualcosa rimane

24 Jul

Vi è ancora una terra addormentata in verdi brughiere, ove il sole rosseggia al suo calare e il cavallo fa risplendere il suo crine, baciato dai caldi raggi.

Il prato profumato circonda la tranquillità. Dietro un muricciolo di antiche pietre, occhi indiscreti lo osservano, gelosi di tanta pacatezza.

Poco lontano, sulle mura di un vecchio castello, il ragazzo fulvo se ne sta in piedi sul cornicione fiorito. Apre le braccia al cielo, come se si volesse tuffare nell’aria. Dà il suo saluto al sole calante.

Il cavallo, improvvisamente scatta in una corsa nell’erba alta, che si piega al suo regale incedere. Anche lui omaggia la sfera rossa e libera il suo spirito.

Dall’alto della torre, gli occhi osservano il pascolo vicino e la testa si abbandona al sostegno delle braccia, appoggiate sul davanzale.

Le orecchie ascoltano il piacevole scampanellio delle mucche e mentre il respiro ricerca la vita, i fiori la profumano di dolci aromi.

Un motivetto esce spontaneo dalle labbra e si accosta gradevolmente alla ritmica incalzante del tamburo che suona tra le mura. Il cielo si tinge dell’ora viola.

Nel parco sottostante, una grande quercia dona incantevole rifugio ai giovani amanti e parole soffuse vengono sussurrate sulla pelle candida.

È l’ora della sera. È l’ora familiare. L’ora in cui i fuochi si accendono per riscaldare gli animi e spezie profumate vengono sparse su di essi, facendoli danzare in frammenti di colore.

E quando l’oscurità scende con dita sottili per avvolgere il mondo, persone sconosciute formano una cerchia. Le menti si annebbiano e diventano una cosa sola.

Il vino attraversa la stanza fredda, di mano in mano, e ogni cuore si avviluppa in manti di memoria, intrecciati a pensieri di felicità.

È l’ora in cui le corde tese vengono appena sfiorate e l’arpa dona ristoro e lacera l’anima per la bellezza del suo canto. Una donna l’accompagna, con le parole dolci di una lingua remota.

È l’ora in cui antiche voci risorgono dai meandri nascosti della terra, dalle zone d’ombra delle foreste, dalle profondità dei laghi. E tutte richiamano la Grande Madre.

È l’ora in cui nascono i racconti… Le luci delle candele tremano e il mondo si addormenta sul soffio di polvere di fata e gli dei iniziano la lunga veglia.

È l’ora in cui gli spiriti varcano le soglie del mondo per ritrovare i propri cari, guardare ancora una volta la luna e il cielo stellato.

E qualcosa nel cuore rimane… L’ora in cui l’Irlanda inizia a sognare.


 
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