
E’ curioso come, sebbene assistiamo quotidianamente ai peggiori esempi della crudeltà con cui l’uomo tratta i suoi simili, ci siano voluti gli extraterrestri per risvegliare in molti di noi lo sdegno verso fenomeni come l’intolleranza, la xenofobia e la violenza contro chi è diverso da noi.
Mi riferisco al recentissimo “District 9″, atipica pellicola sugli alieni prodotta da Peter Jackson e che penso proprio sarebbe piaciuta a grandi scrittori di fantascienza come Philip K. Dick, Ray Bradbury o Joe Haldeman. Il film tratta del difficile rapporto tra gli abitanti umani di Johannesburg (Sud Africa) ed un milione di “immigrati clandestini” alieni, meglio noti con il termine dispregiativo di “gamberoni”, spuntati da chissà dove all’inizio degli anni ’80 e stabilitisi in un quartiere malfamato noto, appunto, come “Distretto 9″.
Senza rivelare troppo sulla trama (che, a onor del vero, non manca di buchi e difetti) ho trovato interessante l’idea di utilizzare la poco attraente razza dei gamberoni, artropodi goffi ed ingenui, per mostrare alle persone cosa membri della nostra specie siano stati in grado di fare ai propri simili. Non è ovviamente un caso che la storia sia ambientata in Sudafrica, terra ancora oggi contraddistinta da grandi contrasti e divari sociali.
Il film è a mio avviso godibile, anche se forse si barcamena troppo tra parabola sociale e fantascienza pura, oscillando un po’ troppo tra le due. Per certi versi mi ha ricordato l’ormai datato “Alien Nation” di Graham Baker (1988), simile sotto l’aspetto della diffidenza e del disprezzo degli umani verso esseri così diversi. Personalmente, lo consiglierei a chi ha voglia di vedere qualcosa di originale, perlomeno negli intenti, senza però pretendere il film del secolo.